Si parla spesso di Sesta Estinzione di Massa delle specie animali e vegetali causata dall’uomo moderno. Coloro che si occupano e studiano i Rapaci, hanno la percezione immediata di cosa significhi questa espressione. Da decenni, inesorabilmente le popolazioni di aquile, avvoltoi e falchi diminuiscono di numero, le montagne occupate vengono abbandonate e si trasformano in cattedrali di roccia vuote di vita selvatica, fino all’estinzione in intere aree e regioni. Il processo è trasversale e avviene in tante aree più o meno simultaneamente, perché le cause antropiche che colpiscono le specie di Rapaci, ma non solo, sono comuni in tutt’Europa. Quando cominciammo ad occuparci di Rapaci, più di 30 anni fa, in Sicilia si erano già estinti il grifone, il gufo reale, il falco pescatore, ma ancora esistevano ricche popolazioni di nibbi reali e capovaccai, oggi quasi sparite. Anno dopo anno, specie dopo specie la mannaia della Sesta Estinzione di Massa esige il suo terribile contributo e oggi è il turno di aquile e falchi. Man mano che il processo di antropizzazione del territorio avanza, gli ecosistemi vengono alterati, le dinamiche naturali sono compromesse e gli uccelli Rapaci, predatori all’apice delle catene alimentari, spariscono uno dietro l’altro. Oltre alla frammentazione e perdita di habitat, è molto lunga la lista delle aggressioni dirette: bocconi avvelenati e inquinamento della rete trofica, folgorazioni sulle linee elettriche, collisioni con tralicci e pale eoliche, bracconaggio, furti di uova e pulcini, disturbo e vandalismo gratuito.
In molti cercano di frenare questo processo e di invertirlo, diminuendo gli impatti e riducendo le cause: gruppi di ricerca, associazioni per la tutela, semplici cittadini e volontari s’impegnano giorno dopo giorno per impedire che i Rapaci spariscano dai cieli della Sicilia e dell’Europa.
Tante ricerche scientifiche hanno oramai dimostrato il ruolo positivo dei predatori apicali. Essi garantiscono il funzionamento degli ecosistemi e forniscono servizi all’uomo, perché regolano popolazioni di prede che altrimenti aumenterebbero a dismisura e diverrebbero nocive per le attività umane. Ad esempio, abbiamo calcolato che la popolazione di 1000 falchi grillai che ogni estate si riunisce in un’area della Sicilia, ogni mese divora più di un milione di grilli e cavallette nocive per le coltivazioni. Una sola coppia di gufi nutre se stessa e i propri figli prelevando in un anno più di 1000 ratti e topi dal proprio territorio. I bianconi e i nibbi mangiano serpenti, i falconi predano uccelli numerosi e gregari come passeri, storni e colombi.
L’aumento demografico di specie-preda non più regolate dai Rapaci provoca una pressione competitiva e la diffusione di malattie che colpiranno tutte le altre specie dell’ecosistema. Dove ci sono tante aquile ci sono più conigli, che viceversa. Sembra un paradosso ma la spiegazione è semplice: le aquile impediscono la diffusione della mixomatosi dei conigli predando gli individui più deboli e malati, inoltre predano volpi, donnole e altri piccoli predatori, garantendo così popolazioni di erbivori più sane e abbondanti.
Dovremmo benedirli e aiutarli, non ammazzarli in tutti i modi possibili.
Questo blog intende divulgare le attività scientifiche e di conservazione che il gruppo LabZea di ricerca dell’Università di Palermo sta svolgendo in Sicilia e nell’area mediterranea per arginare il declino del falco lanario e di altre specie di Rapaci. La  Nando and Elsa Peretti Foundation ha sponsorizzato il progetto. Abbiamo bisogno dell’entusiasmo e della partecipazione di tutti per difendere i Rapaci.

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