La locanda in cui ci siamo rifugiati pullula di uomini che giocano a carte. I tavoli sono gremiti eppure il volume delle conversazioni è basso. Due bambini, biondissimi, siedono sulla stessa sedia, incantati da un vecchio pescatore che gioca a solitario. Fuori la tramontana soffia impietosa, mentre l’odore del fumo di sigaretta si mescola a quello del finocchietto nei nostri piatti.

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Il giorno precedente a Lipari è stato un clamoroso insuccesso. Abbiamo solo tre giorni per monitorare i nidi di Falco pellegrino, ed il primo è sfumato a girare come matti, tra pareti inglobate nel selvaggio inurbamento turistico dell’isola e falesie a strapiombo sul mare. Così alte che stare appollaiati sul bordo, con gli occhi incollati al binocolo, può giocare brutti scherzi. I pellegrini girano imperterriti sul sito segnalatoci, ma non si posano. Appaiono e scompaiono lungo i crinali, bisticciano coi corvi imperiali e ci tengono incollati tutto il giorno al cannocchiale.

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Quella giornata spesa a Salina invece ha cominciato a dare i suoi frutti. Troviamo subito la coppia che appare molto legata al territorio, ma capire la locazione del nido è tutt’altra storia.
Il sito è una bellissima parete vulcanica, articolata in maniera da formare diverse gole. I falconi si tuffano su tutti i poveri migratori che la attraversano, stremati dalla traversata del mare. Le prede cadono sotto i loro artigli una dopo l’altra.

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Falco pellegrino con preda

I due pellegrini si scambiano più di una preda in volo, le spiumano sui bordi del precipizio per poi sparire tra le guglie basaltiche. Devono essere per forza in nidificazione, ma il nido non riusciamo a trovarlo. Alla locanda, bruciati dal sole e dal gelido vento di mare, organizziamo la scalata ad una delle due cime vulcaniche, per avere una visuale diversa. E’ l’ultimo giorno, dobbiamo per forza tornare con dei risultati!

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La mattina dopo, sul crinale, i due genitori si scaldano al sole sulla guglia più alta. D’improvviso il maschio si stacca dal posatoio. E’ un attimo, picchiata vertiginosa e impatto cruento su una preda abbastanza scura, probabilmente un merlo. Il pellegrino si posa e comincia a spiumarla, la passa in volo alla femmina che si precipita contro la parete. Da un buco appaiono due grossi pulcinotti completamente ricoperti di piumino.
E’ gioia immediata! Ce l’abbiamo fatta

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Coppia di Pellegrino

Cos’è la felicità?
E’ la pelle bruciacchiata dal sole, che si stira in un sorriso. E’ il silenzio che cala sul gruppo. E poi salti, abbracci, parolacce immeritate ai due falconi!
E’ soprattutto la sensazione di appagamento che danno esperienze come questa: la primavera esplosa in mille fiori di cisto sui pendii vulcanici, i migratori siberiani che ti fanno compagnia per un breve pomeriggio, posandosi a pochi metri da te prima di riprendere il loro volo sul Mediterraneo, il fiato sospeso di tutti e due i miei compagni di viaggio mentre il pellegrino si tuffa di botto sulle prede.

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Lui Verde

Alla fine troveremo anche un secondo nido di Pellegrino, in una parete a picco sul mare blu delle Eolie. Agli sgoccioli del nostro viaggio, a mezzora dalla partenza in traghetto, una femmina si tufferà lungo la parete, con un piccione tra gli artigli, infilandosi prepotentemente dentro la falesia. Tutto questo mentre faccio pipì tra la macchia mediterranea. Un nido così vale doppio!

Saluti da Falcon Conservation

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