Il Lanario

Origine e distribuzione: Il Lanario è un falcone di origine afro-tropicale, tipico delle aree aperte di savana, prateria e steppa semi-arida, imparentato con altre tre specie di falconi (girfalco, sacro e laggar) sempre di aree aperte che formano il gruppo monofiletico dei Hierofalco, o falconi del deserto. Il gruppo si è recentemente evoluto da un antenato comune africano che poi si è diversificato ed esteso in Africa (lanario), Europa ed Asia centrale (sacro), India (laggar), e nell’Eurasia ed America boreale (girfalco).

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È una specie politipica, cioè suddivisa in più sottospecie, che è distribuita in un vasta area del continente africano, con esclusione delle zone sahariane e di foresta tropicale, nel Mediterraneo centro-orientale; e più ad est occupa la penisola Arabica e aree del Caucaso. Quattro delle sottospecie di lanario hanno una distribuzione extra-europea e prevalentemente africana: la sottospecie nominale Falco biarmicus biarmicus è presente in tutta l’Africa australe; la F. b. erlangeri nel Nord-Africa; la F. b. abyssinicus nell’Africa centro-orientale sub-sahariana; mentre la F. b. tanypterus in Medio Oriente. L’unica sottospecie europea è rappresentata da F. b. feldeggii, che vive in Europa sud-orientale, in un’areale compreso tra l’Italia, i paesi balcanici della ex-Jugoslavia (Croazia, Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina), la Macedonia, Bulgaria e Grecia. Per arrivare in Turchia e nei paesi del Caucaso (Georgia, Armenia, Arzebaijan).

F. b. feldeggii in Italia è presente dall’Emilia Romagna fino alla Calabria ed in Sicilia.

Stima di popolazione: la consistenza delle popolazioni di lanario europeo-anatolico, la già citata forma Falco biarmicus feldeggii, è molto scarsa ed in totale, infatti, non raggiunge le 500 coppie (min-max: 325-457). In molti paesi balcanici e caucasici, le stime sono poco aggiornate e datano agli anni ’90 del secolo scorso o ai primi anni del 2000. In Italia le stime (140-172 coppie) sono aggiornate al 2005-2006, anni in cui è stato redatto il Piano d’azione nazionale. Le popolazioni siciliane insieme alle turche (150-200 coppie) rappresenterebbero da sole tra l’80 e il 90% della popolazione totale di feldeggii.

Recenti censimenti in Italia (tra il 2010 e 2015) stimano un declino numerico di circa il 30-40% variabile tra le regioni italiane, che è molto preoccupante. La maggior popolazione italiana è quella presente in Sicilia, che ai tempi del Piano d’azione era stimata in 70-80 coppie e che oggi (2015) non supera le 50-55 coppie, secondo le stime più rosee. Nonostante il suo declino, la popolazione siciliana è la più importante e consistente popolazione di lanario feldeggii vivente in Italia ed Europa.

Conservazione: In Italia il lanario è una specie ad elevata priorità di conservazione perché il nostro paese ospita tra il 15 e il 50% della popolazione globale di feldeggii. La lista Rossa degli Uccelli d’Italia, lo classifica come Vulnerabile. A livello nazionale è considerato come specie particolarmente protetta ai sensi della legge n. 157/92, cui corrisponde l’analogo livello di protezione nella legge regionale siciliana n. 33/97.

Lo status di conservazione critico del lanario è riconosciuto a livello internazionale tanto che è considerato dal BirdLife International come specie in pericolo, di tipo SPEC3, (cioè specie con status di conservazione sfavorevole in Europa ma le cui maggioranza di popolazioni non sono concentrate in Europa). Inoltre è incluso nella lista di specie:

  • rigorosamente protette (allegato II) della Convenzione di Berna;
  • per le quali sono previste rigorosi controlli del commercio (allegato I) della Convenzione di Washington;
  • oggetto di accordi internazionali (allegato II) della convenzione di Bonn;

  • per le quali sono necessari particolari interventi per la conservazione degli habitat (allegato I) della Direttiva ‘Uccelli’ (n.79/409/CEE);
  • prioritarie per l’assegnazione di finanziamenti LIFE+ della UE

Le principali direttrici e priorità di conservazione delle popolazioni di lanario sono compendiate nel Piano d’azione Europeo e in quello italiano.

Biologia riproduttiva: E’ monogamo come la maggior parte dei grandi rapaci e i partner rimangono assieme per tutta la vita. Nidifica in pareti rocciose anche di piccole dimensioni (10- 50 m) di gesso, arenaria, conglomerati o calcare. Non costruisce nido, ma sfrutta anfratti, buchi o terrazzini spesso aggettanti o riparati da tetti di roccia, per deporre le uova in una conca scavata nel substrato sabbioso o terroso. Usa spesso nidi di altre specie, soprattutto di corvo imperiale, più raramente di poiana o aquile. In ogni parete una coppia di lanari può avere diversi nidi alternativi che sfrutta nel tempo, ed inoltre si può spostare in pareti poco distanti ma sempre presenti nello stesso territorio di caccia. Comincia ad occupare le pareti in inverno, tra dicembre e febbraio, secondo le latitudini. Il corteggiamento avviene in aria intorno alla parete di nidificazione, con spettacolari voli circolari ed acrobazie tra i partner che poi si accoppiano su posatoi della parete o su alberi ed arbusti circostanti. Il maschio invita la femmina a visitare il nido offrendole del cibo, ma la decisione definitiva sul sito di cova spetta alla femmina.

La caccia in coppia è caratteristica del lanario: un partner segue dall’alto l’altro individuo che vola rasente il terreno o nelle parti basse delle pareti per fare sollevare e scappare le prede. La caccia in coppia è molto usata durante il corteggiamento probabilmente per rinsaldare i legami tra i due individui.

La tempistica della riproduzione è molto variabile tra le sottospecie ed all’interno di queste in base alla latitudine ed altitudine. I dati qui riportati si riferiscono principalmente alla popolazione siciliana della forma feldeggii. Tra fine di gennaio e fine marzo, la femmina depone 3-4 uova ad intervalli di circa 2 giorni. La cova inizia in genere con la deposizione del secondo uovo e dura in Sicilia 32-35 giorni, 28-30 in altre regioni italiane. Per le prime due settimane dopo la schiusa che conseguentemente alla deposizione avviene dagli inizi di marzo ai primi di aprile, la femmina cova assiduamente i pulcini che ancora non termoregolano e quindi rischiano di morire di freddo. Fino a questo momento il maschio nutre la femmina portando prede al nido e dandole il cambio per brevi periodi. I pulcini lasciano il nido nel mese di maggio o agli inizi di giugno.

I parametri del successo riproduttivo ci indicano subito uno dei motivi del declino della popolazione siciliana. La produttività della popolazione (che è calcolata dividendo il numero di giovani involati sul numero di coppie controllate) era negli anni 1978-89 in media di 2,17 giovani per nido. Nella decade 2000-09 la media è scesa a 1,47 e negli anni successivi (2010-16) diventa di 1,23. Negli anni 1978-89, il 95% delle coppie controllate si è riprodotta ed ha involato giovani, questo parametro si riduce al 58% nel periodo 2000-16. Più del 40% delle coppie negli ultimi 17 anni non hanno portano a buon fine la riproduzione a causa del furto delle uova e pulcini o dell’elevato disturbo al sito che ha fatto abbandonare la covata.

Alimentazione: Prevalentemente ornitofago, con percentuali di uccelli nella dieta in ambiente mediterraneo che variano da circa il 68% all’80%. Preda indifferentemente piccoli passeriformi e specie più grandi fino alle dimensioni della poiana e delle albanelle. Queste ultime insieme a gheppi, altri piccoli falchi e rapaci notturni sono prede rare ma non insolite. Le specie più importanti nella dieta, sia come consistenza numerica che biomassa predata, sono comunque poche e rappresentate da gazze, piccioni selvatici, taccole, storni, cappellacce e passeri.

Una piccola percentuale delle prede è formata da mammiferi, soprattutto conigli e ratti (in Sicilia circa il 3% delle prede), così come da rettili, soprattutto lucertole e serpenti (in Sicilia meno del 2%). Infine una componente importante della dieta è rappresentata dagli insetti (soprattutto formiche alate e coleotteri, per un equivalente percentuale di circa il 28% in Sicilia).

Habitat: Falcone tipico di ambienti aperti e aridi come steppe, savane e praterie, si è adattato in ambiente mediterraneo alle pseudo-steppe agricole formate da pascoli, incolti e seminativi a cereali, frammiste a zone di macchia mediterranea e piccoli arboreti e boschetti. In Italia peninsulare soprattutto nelle aree interne degli Appennini, esistono diverse coppie in ambienti caratterizzati da estesa copertura boschiva, insieme a pascoli e macchie.

La maggior parte dei territori di caccia e nidificazione è in bassa e media collina, intorno ai 500 m di altitudine s.l.m. Raramente occupa ambienti ad altitudini più elevate di 1000-1200 m s.l.m e quelli costieri. In Italia l’unica popolazione insulare è quella della Sicilia, poiché il lanario manca da Sardegna e isole circum-siciliane e maltesi. Le altre popolazioni insulari note sono a Creta e nelle isole dell’Egeo.

La frammentazione e la perdita degli habitat sono responsabili del declino delle popolazioni di lanario che necessitano di grandi estensioni di aree aperte per cacciare. Oggi soprattutto in Sicilia e Italia meridionale la sostituzione delle steppe cerealicole e dei pascoli con grandi monocolture di vigneti e arboreti (olivi, frutte, latifoglie) di nuovo impianto insieme alle istallazioni di impianti fotovoltaici e eolici hanno modificato in modo irreversibile l’habitat del lanario aumentando anche la frequentazione umana ed il disturbo di mezzi meccanici, infrastrutture di servizio in aree dapprima remote ed irraggiungibili.

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